lunedì 24 novembre 2008

Piccola storia di un ragazzino che qualcuno voleva schedato...

Pomeriggio presto stavo andando all’università. Poco dopo esser partito, sulla strada vedo un ragazzino che si copriva con un ombrello grande quanto lui e che aveva un borsone da calcio grande il doppio di lui. Cercava un passaggio e io l’ho caricato. Ci siamo messi a chiacchierare un po’ e mi ha detto di avere 14 anni e di chiamarsi Florian. Era un romeno.

Visto la sua parlata abbastanza spedita, sono rimasto colpito dal fatto che fosse straniero. Gli ho fatto i complimenti per il suo italiano e gli ho chiesto da quanto tempo si trovasse nel nostro paese, convinto che parlasse così bene perché era molto tempo che abitava in Italia. Lui mi ha risposto invece che è poco meno di un anno che è arrivato da noi! Sono rimasto a bocca aperta: ve lo assicuro, parlava molto meglio di altri suoi coetanei italiani!

Continuando a chiacchierare ancora un po’, gli ho chiesto dove andava con quel borsone e mi ha risposto che andava al Campo Sportivo cittadino perché aveva l’allenamento con i Giovanissimi della squadra locale. Mi ha anche detto di essere tifoso dell’Inter e che il suo calciatore preferito è Ibrahimovic. Quando gli ho detto che io tifo la Juve, si è messo a ridere, visto il risultato di sabato…

Gli ho chiesto allora che scuola facesse e mi ha risposto di essere al primo anno del liceo classico. Lo stesso liceo classico che ho frequentato io. Qui la sua attenzione si è accesa. Mi ha fatto il nome di alcuni professori, per sapere se li conoscessi e io gli ho risposto che non solo li conoscevo ma, attraverso lui, gli mandavo anche i miei saluti. Florian allora mi ha chiesto cosa faccio ora che ho finito il liceo e io gli ho detto di essere all’università. E allora lui risponde con la frase della nostra conversazione che più mi ha fatto contento: “Anche io da grande voglio andare all’università. Oltre, naturalmente, a diventare calciatore…”

Volevo continuare a parlare con questo ragazzino. Volevo chiedergli tante altre cose, se si trovava bene in Italia, se ha mai avuto problemi di razzismo, se ha intenzione di realizzare i propri sogni in Italia o in Romania. Purtroppo eravamo arrivati al Campo Sportivo, e non potevo trattenere la sua voglia di andare a giocare a pallone…

Questi dieci minuti che vi ho raccontato in maniera vendoliana (:D) mi hanno davvero segnato la giornata. Non riesco a togliermi dalla mente l’intelligenza di questo Florian, la sua dignità e la sua naturalezza, quasi che il dramma di aver dovuto lasciare il suo paese per essere catapultato in un mondo in cui persone nella sua situazione devono vivere con l’ostilità e la diffidenza di noi nativi, a lui non lo toccasse proprio.

Sono stato veramente orgoglioso di aver parlato con questo ragazzino che sogna di diventare calciatore e di andare all’università. Sono stato orgoglioso come comunista, perché quel ragazzino è quello per cui lotto.


Luciano Altomare

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