sabato 7 novembre 2009

Ponte sullo Stretto - Tripodi: "Cipe svela bluff governo: nessun investitore privato, solo soldi pubblici"

“Scippano soldi pubblici a cose serie (infrastrutture urgenti, tutela del territorio e difesa del suolo) per destinarli all’inutile e dannoso Ponte sullo Stretto. Il Cipe, che conferma la mancanza di investitori privati, e quindi il bluff del governo, certifica una scelleratezza degna del peggior progetto ambientale della storia repubblicana, un vero monumento di regime”. Così Michelangelo Tripodi, responsabile Mezzogiorno del PdCI, commenta il via libera dato oggi dal Cipe alla fase di progettazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

giovedì 5 novembre 2009

Nave dei veleni, Commodari (PRC): «la verità e non depistaggi»

Il componente del comitato politico nazionale del Prc, Pino Commodari parla dei «Troppi interrogativi emersi dopo la rassicurante conferenza stampa del ministro Prestigiacomo e del procuratore nazionale antimafia Grasso»

Nave dei veleni, Commodari: «la verità e non depistaggi» 05/11/2009 «Dopo la ribellione del popolo calabrese che si è manifestata ad Amantea per dire basta ai veleni sparsi per la Calabria puntualmente si è ripresentata l'azione di depistaggio». Lo afferma in una nota il componente del comitato politico nazionale del Prc, Pino Commodari. «Non può essere definita diversamente – aggiunge – l'azione messa in atto da un serie di soggetti, i cosiddetti 'corpi dello Stato e delle istituzionì: Ministro, Marina Militare, e pezzi della politica calabrese di centrodestra. Corpi dello Stato e soggetti istituzionali che, come hanno documentato autorevoli quotidiani regionali e nazionali, sapevano già molti anni prima cosa si trovava nel mare di Cetraro e che hanno taciuto. La Ministra all’Ambiente Prestigiacomo, dopo i rilievi effettuati dalla nave Mare Oceano, ha immediatamente escluso che si trattava della nave 'Cunsky' e di conseguenza che non vi era alcun pericolo per le popolazione, mentre il centrodestra calabrese si è apprestato ad emettere sentenza di condanna, naturalmente senza difesa e senza alcun appello, nei confronti di coloro che erano stati protagonisti del reato di procurato allarme, senza però la presenza di un reale pericolo».
«Troppi interrogativi – prosegue Commodari – sono emersi dopo la rassicurante conferenza stampa della Ministra e del Procuratore Nazionale Antimafia, troppi elementi non coincidono tra loro. Primo: Le dichiarazione secretate del Pm Greco smentiscono le verità della Prestigiacomo e della nave Mare Oceano. Per intenderci le navi sono tre, anzi quattro, quando non c'è ne doveva essere alcuna. Secondo: La dichiarazione della Ministra, che certificava che la nave a largo di Cetraro non era la Cunsky, è stata rilasciata prima che il Rov della Geolab di Mare Oceano si immergesse nella acque. Terzo: Le stesse immagini realizzate sul relitto dalla Geolab di Mare Oceano non sono sovrapponibili a quelle consegnate alla Procura di Paola dalla Copernaut. I fondali si mostrano diversi, gli scenari divergono sostanzialmente fra loro, le caratteristiche del relitto significativamente discordanti. Quarto: Le misurazioni realizzate dalla Geolab non sono assolutamente equiparabili con quelle fornite dalla Copernaut: la nave misurata da Geolab è lunga 95 metri, larga dodici e con murate alte sei metri; quella della Copernaut è lunga 120 metri, larga 20 e con murate alte 12 metri. Il relitto 'fotografatò dal sonar di Geolab è adagiato perfettamente sul fondale; quello della Copernaut presenta una inclinazione di circa 45 gradi. Quinto: in trentasette minuti di filmato, girato dal Rov della Copernaut, attorno al relitto non si nota neanche un accenno di vegetazione perchè, come assicurano tre oceanografi, sarebbe impossibile il contrario a circa cinquecento metri di profondità». «Oltre ai tentativi di depistaggio – evidenzia ancora Commodari – compaiono in questa vicenda personaggi come l’avvocato Mills, Giorgio Comerio. Un uomo che ha goduto di molte coperture internazionali. Il faccendiere al centro delle trame dell’omicidio di Ilaria Alpi. Uomo che ha conosciuto l’avvocato Mills, quando questi è entrato in affari nel tentativo di realizzare il sistema che conficcava negli oceani le scorie radioattive, Attanasio, armatore napoletano di 56 anni proprietario della Nave Mare Oceano, Mario Scaramella. E poi vi sono le morti del capitano Natale de Grazia, della giornalista Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin, causate perchè avevano scoperto la verità sul traffico internazione di rifiuti tossici e radioattivi».
«Il popolo calabrese – conclude – rivendita e pretende la verità su ciò che è stato affondato nei nostri mari e sotterrato nelle nostre montagne. Lotteremo affinchè anche questa vicenda non si trasformi in uno dei tanti «segreti italiani», dei quali non sarà mai possibile conoscere la verità».


http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com/it/calabria/cosenza_nave_veleni_commodari_prc_7537.html

martedì 3 novembre 2009

Articolo del Quotidiano sulla nascita del coordinamento GC

sabato 31 ottobre 2009

COMUNICATO STAMPA Coordinamento Giovani Comunisti/e - Circolo Prc / Federazione della Sinistra Alternativa di Luzzi (Cosenza)

E' con piacere che comunichiamo la nascita ufficiale del Coordinamento dei Giovani Comunisti/e del circolo PRC - FdS di Luzzi (CS). I dirigenti del coordinamento sono:

Luciano Altomare
Camillo Borchetta
Pietro Ciardullo
Simonvincenzo De Marco
Rocco Falbo

Gli stessi si impegnano a promuovere iniziative sull'intero territorio comunale di Luzzi, al fine di radicare la presenza e la forza del movimento. A tal fine verranno altresì organizzate azioni di intervento volte a incalzare positivamente le istituzioni politiche e non presenti sul territorio; verranno prese in piena considerazione le esigenze e i problemi quotidiani dei cittadini, onde cercare soluzioni adeguate, improntate da un sano spirito sociale.
Saranno tenuti incontri locali e convegni-seminari dedicati alle più impellenti esigenze popolari.
Ultimo, ma non ultimo, si parteciperà al coordinamento provinciale dei Giovani Comunisti della Federazione provinciale di Cosenza, per garantire la presenza all'interno degli organismi politici più grandi dello stesso movimento.
Ulteriori obiettivi sono quelli di evidenziare le problematiche di più ampio spessore e portata, a livello comunale e non.
Tutte cose, queste, che saranno caratterizzate da un'impronta solidale e popolare, in nome degli ideali di giustizia sociale, uguaglianza, progresso e diritti civili di cui i Giovani Comunisti, così come il Partito di Rifondazione Comunista e l'intera Federazione della Sinistra Alternativa, intendono farsi portavoce, a partire dalle comunità locali sino a quelle sovranazionali.


COORDINAMENTO dei GIOVANI COMUNISTI/E

Partito della Rifondazione Comunista - Luzzi (Cosenza)

La Federazione della Sinistra Comunista incontra Bersani

venerdì 30 ottobre 2009

Grasso: "Nessuna nave dei veleni". Ma restano dubbi e perplessità

Grasso: "Nessuna nave dei veleni" Ma restano dubbi e perplessità

ROMA - Non c'è nessuna "nave dei veleni" e il pentito Francesco Fonti è da considerarsi definitivamente inattendibile. Insomma, "il caso è chiuso". Lo dicono in coro il ministro Prestigiacomo, il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso e il capo della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo.

La versione ufficiale. La verità ufficiale parla di una nave passeggeri, trovata a 470 metri a largo di Cetraro: la "Catania" un piroscafo passeggeri lungo 103 metri, costruito a Palermo nel 1906 e affondato il 16 marzo del 1917 da un siluro lanciato da un sommergibile tedesco, dopo aver fatto evacuare i passeggeri, durante il viaggio di ritorno di una crociera da Bombay a Napoli.

Parole rassicuranti hanno preceduto i dati tecnici dell'"Operazione Cetraro" portata a termine a bordo della nave Mare Oceano, costata 43 mila euro al giorno. Parole che sono apparse tutte volte, sì a rassicurare l'opinione pubblica, ma soprattutto a chiudere la storia e a smentire il pentito Francesco Fonti.

La Prestigiacomo. "Abbiamo impiegato 47 giorni per chiarire la vicenda - ha detto il ministro Prestigiacomo - un tempo record. C'è stato da parte di amministratori locali, che avrebbero dovuto usare maggiore prudenza, il tentativo di soffiare sul fuoco. Abbiamo assistito a vere e proprie ostilità, a tutti i costi, verso il governo".

Piero Grasso. E il Procuratore nazionale antimafia ha invece affermato: "Si è certamente creata una vittima: l'area di Cetraro e la Calabria, perché gli operatori turistici, i pescatori guardano con timore alla prossima stagione". Ma poi ha aggiunto: "Questi accertamenti non possono certo dissipare i dubbi. Dobbiamo continuare a difendere il territorio dall'attacco della mafia. Il caso-Cetraro è chiuso, ma il caso-mare di Calabria no".

Le immagini. Le foto e i brevi segmenti di filmato mostrate ieri durante una conferenza stampa alla Direzione Nazionale Antimafia, non sono sembrate chiarissime, oltre che assai simili a quelle diffuse durante le prime rilevazioni sulla nave affondata, effettuate il 12 settembre scorso, su disposizione della Procura di Paola.

Non si legge il nome della nave ("Catania"), anche perché delle cime, che sono sembrate nuovissime, coprono il punto dove sarebbe stato possibile leggerlo. Non solo: non c'è più traccia dei bidoni, si vede solo una "manica a vento" adagiata sul fondo che, alla lontana, somiglia ad un fusto.

Il pentito racconta frottole?. In altre parole: il fatto che quella nave a largo di Cetraro non sia la Cunsky, mette o no in ombra le confessioni di Francesco Fonti? Claudia Conidi, il legale di Francesco Fonti, ricorda che il suo assistito ha detto di aver affondato navi, non dei nomi. "E poi: quella nave a largo di Cetraro non si sapeva che fosse lì. Eppure, dopo le rivelazioni di Fonti, guarda caso, una nave proprio lì è stata trovata".

Il verbale di Catanzaro. La dottoressa Conidi ha anche ricordato che nell'unico verbale giudiziario scritto a Catanzaro davanti al dottor Luberto, Francesco Fonti non fece nessun nome di navi. Disse anche che quando andava ad affondare navi, non andava tanto a guardare il nome, né i libri di bordo: metteva la dinamite e se ne andava di corsa.

Il memoriale. Solo nel memoriale inviato al dottor Macrì della Direzione Nazionale Antimafia, quei nomi vennero fuori. Su quelle pagine ricordò di averli sentiti pronunciare dai boss che gli avevano dato l'ordine di affondarle. "Anzi - ha aggiunto la dottoressa Conidi - a me oggi viene il sospetto che i mandanti di Fonti facessero quei nomi un po' a caso, per rendere ancora più torbida e confusa l'operazione".

Gli interessi del collaboratore. In definitiva, Francesco Fonti, che ha già contribuito a mettere in galera centinaia di boss e affiliati della 'ndrangheta, che interesse avrebbe avuto a dire una cosa per un'altra? Fonti, con le sue dichiarazioni, ha disegnato solo un piccolo particolare di un quadro, che rappresenta l'intreccio criminale che gestisce lo smaltimento dei rifiuti tossici e radioattivi in tutto il mondo.

Un quadro che, se guardato dall'alto, mostra vicende opache e terribili, come quella che portò alla morte Ilaria Alpi e Miran Hrovatin il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio.


Carlo Ciavoni

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/nave-passeggeri/nave-passeggeri.html


Morte Cucchi, restano i misteri "Verità e nessuna logica omertosa"

Morte Cucchi, restano i misteri "Verità e nessuna logica omertosa"

ROMA
- L'unica certezza è il corpo martoriato di un giovane di 31 anni. Si chiamava Stefano Cucchi e la sua morte misteriosa è diventata di dominio pubblico dopo la pubblicazione, ad opera della famiglia del ragazzo, delle foto del suo cadavere pieno di lividi. "Vogliamo capire che cosa è successo" chiede la madre. Capire come mai Cucchi sia morto in carcere dopo l'arresto dei carabinieri che lo hanno sorpreso con una ventina di grammi di droga. Dare una spiegazione a quelle fratture alla spina dorsale, al coccige, alla mandibola.

La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta per ricostruire la vicenda ed eventualmente dare un nome e un volto a chi, a due settimane dal suo arresto (Cucchi è statio catturato la notte del 15 ottobre, è morto in prigione il 22), potrebbe aver massacrato il trentenne. E magari capirne il perché, ammesso che esista.

D'altronde, dopo la pubblicazione delle foto su giornali, la vicenda è esplosa in tuta la sua gravità. "Non ho strumenti per dire come sono andate le cose, ma sono certo del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione" dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa.

Ma la voce di chi chiede verità e nessuna copertura, si fa sempre più forte. "Verità e legalità per tutti, ma proprio tutti: in fondo è semplice" si legge in un corsivo di ffwebmagazine, il periodico online della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini.
"Uno stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici - continua il corsivo - Perché verità e legalità devono essere 'uguali per tutti', come la legge. Non è possibile che, in uno Stato di diritto, ci sia qualcuno per cui questa regola non valga: fosse anche un poliziotto, un carabiniere, un militare, un agente carcerario o chiunque voi vogliate. Non può esistere una 'terra di mezzo' in cui si consente quello che non è consentito, in cui si difende l'indifendibile, in cui la responsabilità individuale va a farsi friggere in nome di un 'codice' non scritto che sa tanto, troppo, di omertà tribale".

Parole chiarissime che rimbalzano anche tra chi, come il Pdci e Rifondazione chiedono al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di intervenire "perché un Paese civile non può permettersi l'ennesimo caso di 'sospensione' della democrazia". E oggi, alle 15, la federazione giovanile del Partito dei comunisti italiani, i giovani comunisti di Rifondazione comunista e l'Unione degli studenti, saranno davanti a palazzo Chigi per un sit-in: "L'opinione pubblica non può rimanere indifferente, serve il coraggio di affrontare la realtà, anche se scomoda".

Per Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd non si può certo parlare di "caduta accidentale": "Le foto mostrate ieri dalla famiglia, che non ha potuto vederlo neanche in ospedale, ora sono sotto gli occhi di tutti. Tutti aspettano verità sulla morte di un ragazzo di 31 anni. Noi continueremo a chiederla". E anche per il portavoce del Pdl l'accertamento dei fatti "è interesse di tutti".

E chiarezza la chiede anche Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, il secondo sindacato della polizia penitenziaria: "Stefano sarebbe arrivato a Regina Coeli direttamente dal tribunale già in quelle condizioni, e accompagnato da un certificato medico che ne autorizzava la detenzione, come di solito si fa in questi casi".

http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/morte-cucchi/cucchi-inchiesta/cucchi-inchiesta.html